Veduta della grande città di Aral Maktar

Benvenuto nella splendida città di Aral Maktar, capitale del Nuovo Impero e patria di mercenari, bardi e mercanti.

Si dice che tutti gli avventurieri passino almeno una volta dalle sue immense porte, in cerca di fortuna nelle gilde cittadine, ristoro nelle famose taverne o conoscenza nella più grande biblioteca delle terre civilizzate!

 

The Gate è un gioco di ruolo online (MMORPG) gratuito (davvero!) che ti permetterà di vivere straordinarie avventure in un dettagliato mondo virtuale di ambientazione fantasy. Prendendo le parti di un abitante della terra di Ikhari, potrai forgiare la sua storia con le tue gesta!

Crea un personaggio scegliendo tra le molte razze e culture e decidi se collaborare o lottare con gli altri giocatori per la ricerca di fama, gloria e ricchezze. Ma fai attenzione, Ikhari è un mondo violento e pericoloso: queste pagine ti aiuteranno a conoscerne le terre, gli abitanti e la storia.

 

Gioca ora a The Gate!

Oscure ombre sulle cupole d'oro

514 DE

O

 

rmai da tempo le oscure anime che vagavano per l'Isola Nera paiono svanite, assopite nelle loro roccaforti, dimenticate. Nessun segno della loro presenza, nessuna ferita inflitta a rammentare nel suo dolore la pericolosità che si cela nelle ombre.


In tutto questo la Velata abbassa la guardia, nella calma silenziosa del deserto, godendosi una rinnovata vitalità che consola le sue mura solitarie. Nuovi voci si aggiungono alla mormorata preghiera rivolta alla Madre al calar del sole...


Ma quando il sole tramonta, ecco che le ombre si allungano, pronte ad accoglier la tenebra che accompagna la notte priva di stelle. Come risvegliati da un repentino comando, orde di putridi orchi morti da tempo diventano burattini di oscuri signori, pronti a sciamare e ad abbattersi sulla Città Sacra dalla quale nere ali s'alzano a portar lontano richieste d'aiuto.


Sperato giunge in soccorso la mano armata di un deserto amico e il solido scudo con la bianca stella a quattro punte. Sarà sufficiente per veder di nuovo il sole del mattino illuminare la città dalle cupole d'oro?

Luker il Barbaro

IL PRIMO SANGUE

La mia fedele muta di Husky scende giù rapidamente dalle montagne innevate trainando quasi senza sforzo la slitta; sono vicino ad Aird Engard la maestosa città fondata dai Velven incastonata tra i monti, addossata ad una ripidissima scogliera; vedo già la bianca e maestosa Tur Cain stagliarsi in lontananza verso l’orizzonte e dominare sotto il suo vigile controllo tutta la vallata. Ogni tanto do un’occhiata al carico sulla slitta, sorrido compiaciuto, dovrebbero essere all’incirca un centinaio di pezzi di carne ed una ventina di pelli, anche per oggi mangeremo a sazietà e ringrazio i Caer per essere tornato sano e salvo a casa ancora una volta.
Incito i cani ad accelerare mentre scendono verso la valle ed in un lampo sono di fronte alle possenti porte. Un guerriero della guarnigione del nord si affaccia dal torrione di guardia che controlla la carovaniera, tiro le redini della slitta e sento i cani ansimare pesantemente dopo la lunga corsa; prendo un attimo fiato anche io prima di lanciare un urlo tonante “ Garak sono io Luker aprimi ho portato la carne!”, la sentinella di vedetta mi riconosce e rivolgendosi al guardiano delle porte sentenzia “ Garak puoi aprire è il Velven Luker che rientra dalla battuta di caccia”.

Le porte dopo poco si aprono e vedo il possente Garak che sorridente mi esclama “Aird Gu Brath benvento fratello!”. Di fianco a lui ci sono i guerrieri di guardia alle porte, sono piuttosto giovani ma sono veri Engardiani, possenti e fieri con uno sguardo sicuro che fa trasparire onore e coraggio. Mi dirigo verso la locanda del sole di mezzanotte, sono sicuro che Corman il locandiere dal carattere burbero e taciturno sarà contento di vedermi stavolta con tutta la carne che gli ho portato!
Lascio la slitta proprio di fronte alla locanda sotto l’insegna che sventola a causa della tagliente brezza marina, prendo il mio spadone nordico ancora sporco di sangue dal ripiano della slitta e pulisco la lama argentea strofinandola sul kilt prima di sistemare la possente spada nella tracolla.
Scendo dalla slitta con un balzo e sento la caviglia scricchiolare nello stivale di pelliccia “ sto diventando vecchio” è il mio primo pensiero; dopo aver imprecato abbondantemente prendo una pila di pezzi di carne insanguinati e spingo con un piede la porta della locanda per aprirla.
Improvvisamente sento un sibilo e qualcosa di rapissimo che mi sfiora la faccia, una mannaia da cucina si pianta nel legno del portone della locanda alle mie spalle; vedo Corman il locandiere che mi guarda con un ghigno torvo e in un attimo di follia blatera qualcosa sul fatto che gli sto sporcando la porta.
Quel vecchio pazzo era un ottimo cacciatore da giovane e da quello che vedo ha ancora i riflessi pronti “ Non ti ho accoppato solo perché mi hai portato orso e cinghiale “ conclude raggelandomi con lo sguardo e poi riprende a pulire il bancone.
Appoggio il carico su un tavolo e mi dirigo verso il bancone “ Almeno un boccale di sidro potresti offrirmelo dopo che mi hai quasi scorticato la faccia” gli dico sorridendo, lui senza neanche guardarmi sbuffa e blatera qualcosa sugli scrocconi poi riempie un boccale fino all’orlo e me lo lancia facendolo scivolare sopra il bancone, in fondo è un buon uomo ma sedare risse di Engardiani ubriachi ogni giorno l’ha indurito un bel po’ e poi da quel brutto incidente di caccia con l’orso la sua vita è cambiata parecchio.
Tracanno il boccale tutto d’un fiato e con grande sollievo emetto un poderoso rutto per poi asciugarmi la bocca con il dorso del guanto di pelliccia, eh si dopo due giorni e due notti sui monti a correr dietro ai cinghiali e ai lupi ci voleva proprio
Sposto una sedia vicino al camino della locanda, il fuoco scoppietta allegramente mi tolgo l’elmo conico e gli stivali ancora pieni di neve e appoggio i piedi umidi sulla base in pietra. Il mio sguardo si perde rilassato tra le fiamme e il calore che divampa dal camino.
Corman mi guarda con espressione strana e mi chiede “A che accidenti stai pensando Luker?”
“Sto pensando Corman a quando ero giovane e la fiamma del Caer Isthan ardeva dentro di me”

Il mio sguardo è ora ipnotizzato da quelle fiamme così belle ma così pericolose, la mia mente si perde e torna indietro alla mia giovinezza quando ero solo un ragazzo robusto dai capelli rossi e dalla testa dura della tribù dei Dorok che viveva in un piccolo villaggio su queste montagne e che voleva solo diventare un Kar per difendere la sua gente ed essere degno di suo padre Turlogh il cacciatore d’orsi.
Mio padre Turlogh era un abile cacciatore e guerriero usava con abilità due affilatissime scuri da guerra. Non era molto grosso ma aveva una velocità ed una tecnica impressionante lo guardavo ammirato mentre addestrava i miei due fratelli maggiori Duncan e Garret, il primo alto quasi 2 metri capelli e occhi scuri come il carbone, una vera montagna, indossava di solito un’armatura che lo copriva dalla testa ai piedi cucita con una spessa pelliccia d’orso brandiva un’ enorme ascia bipenne e teneva con presa salda un possente scudo ovale di quercia alto quasi quanto lui, affrontare Duncan era un pò come sfidare faccia a faccia un orso infuriato. Garret era il più smilzo di noi 3 anche lui aveva i capelli rossi ma li portava corti, usava una corta lancia da cacciatore per combattere ma sapeva adoperare discretamente anche il pugnale di solito si copriva con una folta pelliccia di lupo dal manto scuro, era un cacciatore eccellente sapeva stare ore ed ore nascosto tra la boscaglia immobile quasi senza respirare in attesa della preda.
Per quanto riguarda me, beh io ero il più giovane e il meno esperto avevo un fisico robusto ma non ero alto quanto Duncan e non ero nemmeno agile come lo scaltro Garret, loro due mi prendevano in giro e dicevano che non ce l’avrei mai fatta a diventare un degno Kar.
Ma mio padre credeva in me, ha sempre creduto in me diceva che la fiamma di Isthan ardeva dentro di me e dovevo solo concentrarmi per cercarla. Una sera mentre stavo spaccando alcuni ciocchi di legna fuori dalla nostra capanna si avvicinò a me e mi disse che l’indomani all’alba avrei dovuto dimostrare ai miei fratelli che potevo battere entrambi sul loro campo, avrei dovuto sfidare Duncan nella lotta e Garret nella corsa, io mi fidavo ciecamente di mio padre ma quella sera per un attimo pensai che fosse veramente impazzito, poi mi consigliò di mangiare dello spezzatino di cinghiale e di andare a dormire presto perché l’indomani sarebbe stata una dura giornata.
Andai a stendermi sul mio giaciglio di paglia con molti dubbi, non volevo comunque deludere mio padre e anche se fosse andata male avrei speso tutte le mie forze per fare del mio meglio anche a costo di rimetterci la pelle sono un Ikoos ot Dorok è questo che la mia gente si aspetta da me.

L’indomani all’alba gli abitanti del villaggio si erano già radunati per assistere alla prova si erano disposti in circolo ed il possente Duncan mi attendeva al centro aveva solo un gonnellino di pelliccia addosso ed un paio di guanti di pelliccia d’orso sulle mani anche senza la sua armatura la sua mole era impressionante, mi guardava con un sorrisino da ebete e mi diceva “ Vieni vieni fratellino che ti spezzo gli ossicini” dovevo stare attento aveva delle braccia e delle gambe grosse e duri come tronchi avrebbe potuto tranquillamente uccidermi anche senz’armi.
Mi tolsi la pelliccia di cinghiale e mi avvicinai anche io a torace scoperto al centro del cerchio. Duncan si avventò subito su di me mulinando pugni, alzai la guardia per cercare di proteggere la testa, non era molto rapido ma quei pugni sembravano macigni, mi colpivano le braccia e i fianchi lasciandomi senza fiato. Ero rannicchiato al suolo non potevo muovermi riuscivo solo a sentire il fiato di Duncan su di me e i suoi pugni che si abbattevano sul mio corpo, ad un tratto mi sembrò che il suo ritmo rallentasse così decisi di scoprirmi per cercare di tirargli un pugno sul volto ma lo colpii solo sulla spalla facendolo ulteriormente infuriare ed approfittò del fatto che mi fossi scoperto per assestarmi un violento pugno sulla mascella che mi fece volare a terra un paio di metri più indietro. Sentivo il sapore del sangue in bocca e le forze che mi stavano abbandonando, Duncan ora si stava avventando su di me per finirmi. Non so che cosa sia accaduto, sarà stata la paura o l’orgoglio o forse il fatto che avevo ancora fiato in corpo, ma riuscì a rotolare rapidamente su un lato ed evitare la carica di Duncan. Mi rialzai di scatto con una strana rabbia che montava dentro di me, vedevo tutto rosso probabilmente per il sangue che mi colava dal sopracciglio rotto. Duncan si girò e rimase stupito di vedermi ancora in piedi e quindi mi caricò nuovamente deciso a chiudere definitivamente la faccenda. Scattai verso di lui senza paura scelsi bene il tempo e mi scagliai sul mio avversario puntando la mia spalla sulle sue ginocchia, rapidamente gli afferrai le gambe ed emettendo un rabbioso urlo lo sollevai da terra con tutta la forza che avevo facendolo ricadere violentemente al suolo. Duncan sbattè con la testa su una pietra e quasi perse i sensi, gli saltai subito addosso ed iniziai in preda ad una furia cieca a riempirgli la faccia di pugni, ci vollero tre uomini per separarmi da lui ed evitare che lo uccidessi. Dopo poco tempo mi calmai e mi ritrovai seduto a terra e pieno di dolori, vidi che alcuni uomini portavano via mio fratello su una barella fatta di legno e rami intrecciati prendevano il sentiero che conduceva alla foresta probabilmente andavano dai druidi per farlo curare, adesso ero contento di aver vinto ma ero un po’ dispiaciuto per aver ridotto in quello stato mio fratello. Mio padre si avvicinò a me pensavo volesse farmi i complimenti invece con espressione dura mi disse “ Luker la prova non è finita, preparati tu e Garret dovete raggiungere la vetta della nostra montagna sacra e mi aspetto come ti ho già detto che tu arrivi primo “.

La vetta della montagna sacra si stagliava minacciosa verso l’orizzonte, mi rialzai a fatica tenendomi il fianco “ Come accidenti farò ad arrivare in cima in questo stato? E Poi ad arrivare prima di Garret, impossibile!” questi erano realmente i miei pensieri in quel momento, ma non mi sarei tirato indietro avrei intrapreso il ripido sentiero anche a costo di rimetterci la vita.
Il sole ormai si era già alzato ed iniziava a fare molto caldo sarebbe stata davvero dura; mio padre ci condusse entrambi alla base del sentiero, non portai armi e altri oggetti con me per essere più leggero, anche mio fratello portò solo il suo fedele pugnale in caso qualche animale selvatico lo avesse attaccato durante il tragitto. Mio padre ci guardò entrambi e ci disse “ che il migliore di voi raggiunga la vetta per primo e chi non è degno di essere un Kar che possa perire nel tentativo, ora forza andate il sole è già alto dovete portarmi il fiore di lingua di drago che cresce in cima alla vetta così saprò che avete veramente raggiunto la cima! “
Iniziammo quindi la prova, Garrett con passo leggero intraprese subito il sentiero in salita e dopo pochi minuti scomparve dalla mia vista, io correndo lentamente cercai di stargli dietro ma i dolori dello scontro ancora si facevano sentire e la salita era davvero ripida ed il mio respiro molto affannato.
Dopo pochi minuti non c’era più traccia di Garret, nemmeno riuscivo a sentire il rumore dei suoi passi in lontananza, il sentiero si era stretto molto ed ora appariva più come una pista di animali, i miei polpacci nudi strusciavano sui rovi che spuntavano dai lati e sentivo rumori nella vegetazione
“ Forse serpenti o cinghiali allarmati dal mio passo pesante” pensai, ma non mi interessava volevo solo arrivare in cima il prima possibile così avrei potuto mangiare e riposare.
Lentamente il mio corpo si abituò al passo e nonostante la salita iniziavo a sentirmi meglio ma Garret era comunque troppo avanti, mi aspettavo di trovarlo con il fiore in mano e scendere dal sentiero per la via del ritorno da un momento all’altro.
La salita si era intanto fatta più ripida e dovevo usare le mani per riuscire a proseguire , non doveva mancare molto alla vetta, ma la vegetazione era molto fitta e la luce del sole filtrava a malapena e non mi permetteva di vedere quasi nulla, erano passate circa 2 ore dall’inizio della prova ormai era pomeriggio inoltrato dovevo sbrigarmi, ma la cosa strana è che Garret ancora non si vedeva, che fine aveva fatto?
Ad un tratto sentii un lungo ululato poi un tonfo sordo e l’urlo di mio fratello, senza pensarci 2 volte uscii dal sentiero e mi inoltrai per il fitto sottobosco cercando di seguire i rumori che avevo sentito.
Guardando in basso riuscii a scorgere un crepaccio dove vidi mio fratello a terra ed un grosso lupo dal manto grigio sopra di lui doveva essere un capobranco. Afferrai un sasso da terra e balzai senza pensarci due volte all’interno del crepaccio, approfittando del fatto che il lupo era distratto lo colpii violentemente alla testa. Lui si girò di scatto ringhiando e mi saltò alla gola ma riuscii a metter il braccio davanti al suo muso e sentii i denti del lupo stritolarmi le ossa del braccio entrando profondamente nelle carni. Il lupo era sopra di me e pensai che fosse finita quando vidi il pugnale di Garret troncare di netto la giugulare del lupo mentre il suo sangue copioso mi scorreva addosso; eravamo vivi, malconci ma vivi.
Il mio braccio era maciullato e Garrett doveva avere una gamba rotta per la caduta “Lasciami qui Luker recupera il fiore io me la caverò in qualche modo” mi disse Garrett “ No fratello io non ti lascio ti porto con me su in cima, manca poco aggrappati alla mia schiena ritorniamo sul sentiero “. Garret era molto leggero ma comunque risalire dal crepaccio non fu un impresa semplice, con il braccio sano cercavo di afferrare le radici e i sassi e spingevo con le gambe il più possibile, ci misi un’eternità per ritornare sul sentiero.
Mi caricai nuovamente Garret sulle spalle per compiere le ultime centinaia di metri che ci separavano dalla vetta, la vegetazione finalmente si diradò ed apparve davanti ai nostri occhi uno spettacolo meraviglioso.
Il terreno era roccioso sulla vetta e un pò di neve era ancora sparsa qua e la sulla cima, nonostante fossimo nella stagione secca qui il freddo era pungente. Guardammo intorno a noi lo spettacolo meraviglioso del panorama, il sole stava ormai tramontando colorando di arancione tutto il cielo e potevamo vedere perfettamente la nostra valle e il nostro villaggio alle pendici del monte.
Dinnanzi a noi si ergeva uno spuntone di roccia con lo splendido fiore di lingua di drago, lo strappai senza esitare per darlo a mio padre e lo affidai a Garret.
Mio fratello prese un grosso ramo da terra e si appoggiò alla mia spalla per iniziare la discesa si sentiva meglio e voleva provare a fare qualche passo, dovevamo muoverci perché il sole stava per tramontare ed i lupi e i cinghiali escono soprattutto di notte mi diceva Garret.
Dovevamo muoverci ma dovevamo anche stare attenti a dove mettere i piedi perché la discesa a volte può essere anche più insidiosa della salita; ad ogni modo arrivammo al villaggio a notte inoltrata mentre gli ululati dei lupi già iniziavano a farsi sentire.
All’imbocco del sentiero solo nostro padre Turlogh ci stava aspettando e sembrava contento di vederci anche se esordii scherzosamente “ Ci avete messo troppo tempo! Per aspettarvi non ho neanche cenato! “
Gli diedi il fiore di lingua di Drago strappato e nostro padre annuii “ Sei stato coraggioso mi disse, hai portato a termine il tuo compito e hai aiutato tuo fratello che era in difficoltà; da domani diventerai un Kar della tribù dei Dorok ma ora mangiamo qualcosa, vostra madre ha fatto lo spezzatino di cinghiale poi vi accompagnerò dai Druidi per curare le vostre ferite”
Mangiammo avidamente lo spezzatino preparato da mia madre in ciotole di legno poi con mio padre caricammo Garret sulla schiena di un mulo e lo portammo alla capanna dei druidi poco lontano dal nostro villaggio, vicino al fiume nella foresta del Gwynedd. Era notte inoltrata ma mio padre conosceva a naso quei sentieri ormai e non utilizzammo neanche le torce per arrivarci.

La capanna sul fiume era illuminata dall’interno probabilmente il camino era acceso. Un anziano uomo dalla lunga barba e vestito con una tunica grigia ci accolse sull’uscio, disse che ci stava aspettando anche se ci sembrava strano perché non l’aveva avvertito nessuno.
Ci portò in una stanza dove riposava mio fratello Duncan che aveva completamente la testa fasciata, il vecchio druido fece spogliare me e mio fratello e ci fece stendere su due pagliericci, poi ci cosparse le ferite con un intruglio a base di erbe credo e fascio le nostre ferite con delle fasce di lana pulite.
Eravamo stanchi morti e crollammo quasi subito in un sonno molto profondo.
Quella notte ricordo molto bene che feci un sogno inquietante, ero di nuovo sulla vetta della montagna sacra ma stavolta ero solo o almeno pensavo di esserlo quando ad un tratto vidi che in cima allo spuntone di roccia dove avevo raccolto il fiore c’era un possente guerriero avvolto tra le fiamme e con i capelli rossi, aveva un’enorme ascia da battaglia a tracolla e il suo occhio destro era coperto da una benda nera, al suo fianco c’erano un grosso orso bruno e un leone di montagna mentre una grande aquila era avvinghiata al suo bracciale di pelle.
Senza dubbio dinnanzi a me si ergeva il Caer Isthan Signore delle Fiamme, Guerriero di Fuoco e Portatore di Luce.
Restai diritto dinnanzi a lui sostenendo il suo sguardo, non so se fosse paura o ammirazione ma restai come pietrificato davanti a quella visione. Ad un tratto il Caer indicò con il braccio la vallata nella direzione del mio villaggio.
Vidi le capanne in fiamme ed un’ ondata di esseri verdi circondare tutta la zona provenendo da tutte le direzioni, nonostante fossi piuttosto distante riuscivo a sentire le urla strazianti provenienti dal villaggio saccheggiato; si trattava probabilmente di un’orda di orchi. Impietrito dalla terribile scena mi inginocchiai al suolo disperato ma il Caer mi fisso negli occhi e mi parlò
“Alzati Luker, ormai sei diventato un guerriero non ricordi ed un guerriero non si dispera, un guerriero combatte anche se è tutto perduto anche se non c’è più speranza, un guerriero combatte per tante ragioni, per la sua terra, per il suo orgoglio, per i suoi fratelli. La via del guerriero è dolorosa vedrai molti amici cadere al tuo fianco subirai molte ferite e la morte ti accarezzerà spesso, ma vivrai perché noi Caer abbiamo un compito per te.
Non disperarti per la tua gente gli Ikoos ot Dorok sono un popolo fiero la loro storia non finisce oggi in futuro diverranno grandi signori della guerra c’è una stella che punta verso il nord e che veglia sul loro cammino non temere.
Quello che oggi ci ferisce domani ci farà diventare più forti la via del guerriero sarà sempre più dura per te giovane Luker ma troverai altri fratelli sul tuo cammino che ti aiuteranno a combattere a vivere e a morire con onore”
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Guardai il suo volto fiammeggiante ancora una volta e mi alzai inorgoglito dalle sue parole, ad un tratto mi resi conto che stavo sognando e mi svegliai di soprassalto.
Era probabilmente l’alba del giorno dopo, la luce del sole filtrava all’interno della capanna i miei due fratelli ancora dormivano, mi rialzai e mi tolsi le bende mi sentivo molto meglio; uscì dalla capanna con le idee molto confuse per il sogno che avevo fatto.
Fuori dalla capanna c’erano alcuni tronchi ammassati, un ceppo ed un’ascia. Decisi di tagliare un po’ di ciocchi per ringraziare il druido e per essere sicuro di aver recuperato le forze. Stavo iniziando con il secondo tronco quando il druido apparve dalla boscaglia, mi sorrise e mi disse di non affaticarmi troppo perché probabilmente non ero ancora guarito.
Appena vidi il druido sentii il bisogno di parargli del mio terribile sogno ma lui mi fermò subito e mi disse “ No Luker non raccontarmi nulla se i Caer ti hanno parlato è perché tu e solo tu devi trovare una risposta ai tuoi enigmi” sembrava incredibilmente che già sapesse tutta la storia e non volesse interferire con il destino, non capirò mai come ragionano i Druidi questo è sicuro.
I miei fratelli nel frattempo si erano alzati ed anche loro stavano piuttosto meglio Garret zoppicava ancora un pò ma tutto sommato riusciva a camminare da solo l’unguento preparato dal Druido era davvero portentoso.
Il Druido ci offrì una zuppa di radici molto amare ma che ci avrebbero fatto bene a suo dire, la mangiammo solo per non offenderlo, lo ringraziammo e ci incamminammo di nuovo lungo il sentiero che portava al villaggio.

Quando tornammo nella nostra capanna vidi mio padre Turlogh seduto fuori che lucidava una spada molto grossa e pesante dall’elsa ingioiellata con un pezzo di pelle di camoscio. Era un’ arma molto bella e robusta anche se la lama era leggermente scalfita in alcuni punti quell’arma aveva già affrontato più di un combattimento questo era certo.
Mio padre vedendoci arrivare alzò lo sguardo sorridente e rivolgendosi a me disse “ Finalmente di ritorno Luker! Da oggi sei un Kar ed hai bisogno di un’arma degna di questo titolo tieni prendila”
Afferrai incredulo l’elsa della possente spada non era un’arma che facevano i nostri fabbri “ Apparteneva ad un cavaliere errante forse proveniva da una città imperiale” continuo mio padre “ Lo incontrammo circa un mese fa nella vallata in groppa ad uno splendido cavallo bianco, era completamente vestito di ferro ed un elmo con un pennacchio rosso gli proteggeva la testa nascondendo il suo volto; eravamo con i tuoi due fratelli maggiori a caccia di cinghiali, fummo attirati da un insolito rumore di battaglia e ci precipitammo per vedere cosa fosse successo. Lo vedemmo in lontananza, l’uomo era circondato da 4 briganti orchi che tentavano di disarcionarlo dal suo cavallo, si batteva come un leone di montagna braccato e non accennava minimamente a fuggire. Con questa spada tagliò la testa di netto ad uno di quegli esseri, ma gli altri riuscirono ad azzoppare il suo cavallo e lui cadde di schianto a terra. Cercammo di correre per cercare di aiutarlo e prendemmo alle spalle gli altri 3 orchi che distratti dalla loro preda vennero facilmente abbattuti dalle nostre armi. L’uomo era ferito gravemente al torace e ormai agonizzante diceva cose probabilmente prive di senso, gli alzai la visiera dell’elmo per vedere il suo volto, parlava una lingua simile alla nostra ma più raffinata, dalle sue ultime parole riuscii solo a capire che si chiamava Dinadan e stava morendo fieramente per la gloria e l’onore del suo dio Alisard. Era senza dubbio un uomo coraggioso ma non molto furbo, sono sicuro che la sua lama potrà aiutarti”
Sollevai fieramente la spada e la guardai di nuovo alla luce del sole era molto pesante ed ero cosciente che sarebbe stato difficile imparare ad utilizzarla.

Avevo 16 anni quando diventai un Kar e passai quell’estate serenamente. Le giornate scorrevano rapide, al mattino andavamo a caccia in valle con i miei fratelli o a raccogliere la legna in foresta e la sera mio padre mi aiutava ad prendere confidenza con la possente spada, soprattutto mi spiegava come usare la grossa lama per difendermi dagli attacchi.
Poi venne l’autunno e le giornate iniziarono ad accorciarsi, la caccia durava di meno e si prendevano meno prede, la notte i lupi ululavano a lungo reclamando il dominio del territorio, fortunatamente avevamo essiccato e salato della carne per i periodi meno proprizi e non avevamo problemi con il cibo. Il tempo scorreva con i soliti ritmi del villaggio e le abitudini e la vita di tutti i giorni mi fecero dimenticare giorno dopo giorno il mio terribile incubo.

Ma una fredda notte d’inverno la morsa gelida della paura tornò a stringere il mio cuore, mi svegliai di soprassalto assalito da una strana ansia cercai subito sotto la coperta d’orso bruno l’elsa dello spadone e la strinsi forte tra le mani.
Un capo branco poco lontano dal villaggio inizio ad ululare, si alzarono anche mio padre e i miei fratelli; ad un tratto un fastidioso odore di bruciato giunse alle nostre narici e subito il ricordo di quell’incubo si fece nitido nella mia mente.
“ Restate qui io esco e vedo che succede” disse mio padre afferrando le sue due scuri.
“ Aspetta padre fuori è pericoloso credo che ci siano molti orchi” gli dissi afferrandolo per il braccio “ Ma che dici forse qualcuno ha soltanto dimenticato di spegnere le braci di un fuoco da campo ! Do un’occhiata, torno subito!”
Mio padre uscì e richiuse l’uscio della capanna alle sue spalle poco dopo sentimmo che urlava a qualcuno di fermarsi.
A quel punto uscimmo anche io Garret e Duncan con le nostre armi in pugno e non riuscimmo a credere a quello che vedevamo.
La luce della luna piena illuminava perfettamente il villaggio e potevamo scorgere dei piccoli esserini verdi che correvano con delle torce in mano cercando di dare fuoco alle capanne. Subito si sparse l'allarme e tutti gli uomini uscirono dalle capanne con le armi in pugno io ed i miei fratelli ci gettammo a capofitto su quei piccoli e viscidi esserini verdi che erano distratti dal cercare di far più danni possibile , molti di loro non erano neanche armati ma non tentarono nemmeno di fuggire ci attaccarono come disperati cercando di prenderci a morsi. Uno di loro mi morse la mano in profondita prima che l'ascia di Duncan lo tagliasse a metà mentre Garret piantava il suo pugnale nella schiena di uno di loro che tentava di fuggire. Sembrava tutto molto, troppo semplice nel giro di pochissimo tempo tanti corpi di piccoli Goblin giacevano al suolo ma nel frattempo almeno la metà delle capanne del villaggio era avvolta tra le fiamme. Mio padre Turlogh decise di andare al pozzo con alcuni uomini per cercare di raccogliere più acqua possibile da versare sulle capanne in modo da salvare il salvabile.
Fu allora che l'incubo diventò realta; mentre alcuni di noi erano al pozzo a prendere l'acqua ed altri erano intenti a versare secchiate sulle capanne, udimmo delle orribili urla gutturali provenire dalla boscaglia che circondava il villaggio e così vidi per la prima volta un orda sul sentiero di guerra. Erano bestie altre oltre i 2 metri d'altezza e dalla mole mastodontica Duncan non era nemmeno paragonabile al più piccolo di loro, erano coperti da corazze di ferro spesse, rozze e molto pesanti ed aluni di loro impugnavano enormi asce o mazze di pietra, qualcun altro grossi scudi in metallo ed affiatissime mannaie. Ci circondarono in un lampo e ci caricarono come un fiume in piena che distrugge tutto ciò che incontra sul suo percorso. Non ebbi il tempo di pensare, sollevai la spada sopra la testa e corsi inontro a quelle enormi ed oscure figure che il chiarore della luna faceva apparire ancora più spaventose. Le loro urla adesso erano fortissime sembravano demoni assetati di sangue non so perchè non ebbi paura, ma di nuovo iniziai a vedere tutto rosso come quando mi battei con Duncan quella volta, non cercai neanche di trovare con lo sguardo mio padre ed i miei fratelli, sollevai la lama sopra la testa ed urlai verso di loro con tutto l'odio e la rabbia che avevo nel cuore.
Mi trovai faccia a faccia con uno di loro, era incredbilmente alto e robusto, riuscivo ad intravedere le enormi zanne che gli spuntavano dal muso parzialmente coperto da un elmo di metallo brunito. Era completamente coperto da una rozza e pesante armatura di metallica di colore scuro a tratti arrugginita, imbracciava un enorme scudo metallico rettangolare pieno di spuntoni ancora sporchi di sangue rappreso e nell'altra zampa impugnava un enorme ascia bipenne fatta di pietra ma dal taglio affilatissimo. Conclusi la mia carica scaricandogli addosso un violento fendente ma lui lo blocco quasi senza sforzo con il suo scudo, poi mugugnò qualcosa grugnendo, sembrava quasi che sorridesse e volesse prendermi in giro.
Fu questione di un attimo, la bestia mi spinse con il suo scudo con tutta la forza che aveva e mi ritrovai a terra, caddi con un tonfo sordo ,inerme e sbalordito da tutta quella potenza; ormai ero spacciato lui si era già avvicinato per finirmi, cercai di alzare l'arma per proteggermi ma sentii un dolore lancinante al polso, quel maledetto mi aveva schiacciato il braccio al suolo con il suo stivale. Ebbi giusto il tempo di guardarlo negli occhi, quegli occhi rossi come il fuoco ed innietati si sangue poi vidi l'ascia scaricarsi con violenza addosso a me, un fortissimo dolore al collo e poi il buio.

Non so quanto sia durato e non so neanche bene come spiegarlo , ero come dentro un turbine oscuro, sentivo voci spettrali che mi chiamavano ed era come se viaggiassi ad una velocità pazzesca all'interno di un tunnel che cadeva giù a picco, mentre fredde mani cercavano di afferarmi; fu come un terribile incubo che poì ad un tratto finì di colpo.
Aprì gli occhi e rizzai la schiena presi un respiro profondo, il cuore mi batteva all'impazzata ed ero totalmente terrorizzato. Non realizzai subito dov erò e cosa mi fosse successo, mi ritrovai seduto su un prato curatissimo all'interno di un cerchio formato da grossi monoliti, un grosso edificio forse un tempio si ergeva sulla destra, avevo ancora i miei vestiti addosso e la mia spada era stretta a tracolla.
Non l'avevo notato subito ma a pochi passi da me mi osservava una figura vestita con una tunica grigia con un cappuccio che gli copriva il volto e con una voce calma mi guardò ed esordi “ Salve Luker” come faceva a sapere il mio nome pensai “ Il mio nome è Neven il monaco guida, sono contento di vedere che stai bene ma purtroppo anche tu adesso sei sotto l'influsso della maledizone del cerchio, mi spiace “ .
Non volevo ascoltarlo ero sconvolto e confuso avevo disperato bisogno di ritrovare la mia gente, mi alzai di scatto e corsi via da quel luogo. Mi ritrovai in una pianura faceva molto caldo ed era notte, la pallida luce della luna illumivava una strada costruita con pietre bianchissime e perfettamente levigate che proseguiva verso ovest ove si ergeva quella che doveva essere una gigantesca città imperiale, almeno da come me le aveva descritte mio padre. Nonostante fosse notte la strada era affollatissima, carri di mercanti e gruppi di mercenari andavano e venivano dalla città e scacciavano in malo modo mendicanti e prostitute che cercavano di avvicinarsi. Ero diffidente e non mi avvicinai molto alla strada non conoscevo nessuno e non mi fidavo di quella gente, mi sentivo perso guardai verso il cielo stellato e vidi una stella luminosa che puntava verso nord e mi ricordai le parole del Caer Isthan “Non disperarti per la tua gente gli Ikoos ot Dorok sono un popolo fiero la loro storia non finisce oggi in futuro diverranno grandi signori della guerra c’è una stella che punta verso il nord e che veglia sul loro cammino non temere.”
Con il cuore sollevato mi inoltrari nella pianura e con passo leggero iniziai a correre in direzione della stella con la speranza di riuscire a ritrovare la mia gente.

Mi sveglio di soprassalto!
Il suono del corno di Aird Engard riecheggia tonante fin dentro la taverna. Corman il locandiere si affaccia dalla finestra della Locanda e poi si gira a muso duro verso la mia direzione “Luker che accidenti aspetti a muovere il culo da quella sedia li fuori c'è un gran movimento i guerrieri stanno uscendo di corsa tutti bardati”. Mi rinfilo gli stivali, mi alzo di scatto e sistemo lo spallaccio sul mantello blu notte ed afferrando lo spadone nordico, corro fuori dalla locanda e guardo verso l'alto in direzione della torretta d'avvistamento, la sentinella di vedetta urla a squarcia gola “ Orchi! Orchi nella Valle, 2 branchi di razziatori allo scoperto!”. I cancelli della guarnigione si spalancano e tre slitte traninate da cani e condotte dai guerrieri del nord in assetto da battaglia escono a folle velocità e si dirigono verso le porte principali sorvegliate da Garak. Salgo al volo sulla prima slitta non c'è nessun altro Velven devo condurre io l'assalto. I guerrieri abbassano la celata degli elmi da guerra , gli altri finiscono di assicurarsi gli scudi e stringersi le armature, sono pronti ed i loro sguardi sono concentrati.
Mi volto in direzione del possente guardiano e gli dico sorridendo.

“ Forza Garak apri i cancelli la giornata è ancora lunga usciamo di nuovo a caccia!”

Halfling

Popolo di mercanti ed esploratori, nonché abili marinai, gli halfling viaggiano fra i continenti sempre carichi di merci esotiche e di notizie di luoghi lontani.

Sono minuti, sembrano quasi bambini, agili e di solito allegri. Sono inoltre dotati di una viva intelligenza e di moltissima iniziativa. Gli halfling sono opportunisti intelligenti e capaci.

Clan e singoli halfling trovano posto ovunque riescono. Spesso sono stranieri e vagabondi, e gli estranei reagiscono alla loro presenza con sospetto o curiosità.

A seconda del carattere, gli halfling possono essere cittadini affidabili e lavoratori (se dotati di spirito comunitario) oppure possono essere criminali in attesa dell'opportunità di fare il colpo grosso e sparire nella notte. Incuranti, gli halfling sono astuti sopravvissuti pieni di risorse.

Gli halfling preferiscono i problemi alla noia. Sono notoriamente curiosi. Facendo molto affidamento alla loro capacità di sopravvivere o di sfuggire al pericolo, dimostrano un coraggio che molte persone più grosse di loro difficilmente possono uguagliare.

Hanno molto appetito, sia per il cibo che per altri piaceri. Amano i pasti ben cucinati, le buone bevande, il buon tabacco e i vestiti comodi. Anche se possono essere attirati dalla promessa di ricchezze, tendono a spendere tutto il denaro che guadagnano piuttosto che accumularlo.

Sono anche famosi collezionisti. Mentre alcuni più ortodossi possono collezionare teiere, libri o fiori essiccati, altri collezionano le pelli di bestie selvagge o le bestie stesse. Gli halfling cercano di andare d'accordo con tutti.


 È solo dal 400 che su Landmar esiste uno stanziamento permanente di halfling. Prima d’allora, gli unici halfling conosciuti dai Landmariani nei 700 anni precedenti erano i cosiddetti Halfling dell’Arcipelago, perché provenienti dal gruppo di sette isolette d’origine vulcanica a sud di Landmar. Effettivamente gli attuali Halfling di Landmar sono coloni provenienti dall’Arcipelago, naufragati, scappati in seguito a guerre o invasioni , su Landmar.

La storia dell’Arcipelago è stata avventurosa quanto complicata, esattamente come lo sono i suoi abitanti: pirati, mercanti ed esploratori. Per anni gli Halfling dell’Arcipelago sono stati i signori indiscussi delle acque attorno a Landmar, lo Stretto di Rasserim e chissà di quali altri mari e ovviamente sono in contrasto da secoli, in una guerra che sembra infinita, con il porto di Kithium, l’isola a nord di Landmar padrona del commercio degli schiavi.

Oltre che essere superbi marinai, mercanti impareggiabili ed avventurieri scavezzacollo, gli Halfling dell’Arcipelago sono famosi anche e soprattutto per la loro abilità nella carpenteria e nell’architettura navale, rivoluzionari ed efficaci, nel corso dei secoli hanno realmente creato lo standard di navigazione migliore attualmente in uso in queste acque.

Gli halfling, al di fuori dell’Arcipelago, sono sempre stati visti come pittoreschi ed esotici mercanti, carichi di ogni tipo di merce, che così come erano arrivati dal mare senza preavviso, sparivano altrettanto velocemente magari con qualche moneta in più di quanto effettivamente eravate convinti di avergli dato, oppure come spietati ed avventurosi pirati che sfrecciavano per i mari alla ricerca di “carichi interessanti”.

L’arrivo stanziale in Landmar fu per lo più concentrato negli anni dal 370 al 380: un massacro di halfling ad opera di Goblin schiavi di Kithium costringe il figlio del conte ed un discreto gruppo di superstiti a fuggire via mare dalle isole d’origine. Per anni vissero divisi per Landmar disperdendosi.


Gli Hafling residenti su Landmar, al giorno d'oggi, sono tendenzialmente un popolo piuttosto spensierato, poco interessato alla sfera spirituale.

Questo giustifica il poco spazio che il culto occupa nella vita comunitaria. In parte a causa della deportazione degli hafling dall'Arcipelago, in parte per la natura stessa della dea, piuttosto incostante e volubile, gli Hafling residenti su Landmar ormai invocano Zandora più per abitudine che per reale venerazione e il suo nome viene nominato più nelle storie in locanda che nelle preghiere.

Unica eccezione per gli Hafling è prima di partire per un viaggio via mare. La dea, infatti, essendo strettamente legata alla fortuna, viene venerata dai marinai prima di imbarcarsi.

Alcuni di essi arrivano persino a sacrificare delle monete in cambio di venti favorevoli e mare calmo.


Gli halfling sono umanoidi che superano a fatica il metro d’altezza. La loro carnagione è olivastra, i capelli vanno dal nero al castano chiaro e gli occhi sono generalmente scuri.

Hanno peli su tutto il corpo, tranne che sul volto: le barbe sono rare ed i baffi inesistenti. I piedi sono leggermente sproporzionati rispetto al resto del corpo e sono ricoperti anch’essi da peli.

Già nei primi anni di vita gli halfling sviluppano uno strato calloso sulla pianta dei piedi che permette loro di camminare scalzi.

Raggiungono la maggior età a 35 anni ed hanno un’aspettativa di vita attorno ai 110 – 120 anni, che a causa della Maledizione del Cerchio può arrivare quasi a raddoppiare.

Sono piuttosto resistenti alle malattie dei climi caldi – temperati e sopportano un regime alimentare con basso contenuto di liquidi.


Prima di iniziare occorre specificare che gli halfling di Landmar non sono hobbit. Sebbene siano simili come aspetto, hanno mentalità molto diverse.

Gli halfling sono opportunisti, intelligenti e capaci. Sono spesso considerati dalle altre popolazioni come mercanti senza scrupoli, ladri e pirati. Queste definizioni sono per lo più vere, prima di tutto per una certa predisposizione fisica e mentale.

L'halfling non si può dire che sia più intelligente di un umano, ma semplicemente è più svelto, nella mente così come nel corpo. Unendo a questa peculiarità una morale leggermente "distorta" a confronto di quella tipicamente umana o elfica si giunge a ciò che sono gli halfling.

Il furto non è inteso con la tipica "malizia" delle altre razze, un halfling generalmente cercherà di appropriarsi di cose che non gli appartengono prima di tutto per istinto a utilizzare le proprie capacità innate, secondo per un senso della proprietà molto labile, terzo per l'immensa curiosità che è parte essenziale di questa razza (e che spinge anche ad accumulare oggetti di ogni tipo anche senza una vera e propria utilità), ed infine per il desiderio di avventura.

L'avventura, intesa come sfida a se stesso e come scoperta del nuovo è uno di quei desideri halfling quasi istintivi.

A chiosa di tutto ciò c'è la tendenza a ricavare un guadagno da ogni cosa. Per un halfling ogni cosa è un gioco la vita, il commercio, etc… (così come essere mercante per un halfling è piu' che altro una vocazione e non un mestiere). Gioco inteso come qualcosa per divertirsi, non per vincere. La vittoria e il premio che deriva da quella vittoria di per se stesso non vale niente se non è stato divertente ottenerlo; così non è rarissimo che un halfling decida di "perdere" una transazione commerciale o di concluderla in maniera svantaggiosa, solamente perché non ne trae più divertimento.

La vocazione per la navigazione ha molto inciso nella formazione del loro carattere e stile di vita facendone per lo più appunto navigatori, mercanti e pirati e caratterialmente scavezzacollo e avventurieri.

La paura è un sentimento quasi sconosciuto, non tanto per stupidità, ma più che altro per l'immensa curiosità che legata all'inesperienza aiuta a tenere il tasso di mortalità fra i giovani abbastanza alto, fortunatamente bilanciato da una capacità istintiva molto forte alla sopravvivenza e all'adattamento (spiccata soprattutto fra gli halfling di Landmar che per lo più sono sopravvissuti, coloni e naufraghi).

Il tipico eroe nell’immaginario di questa cultura razziale è l'esploratore, il navigatore che si è spinto oltre i confini delle acque conosciute, il pirata leggendario.

Gli halfling tendono a mantenere rapporti amichevoli con tutte le altre razze (al di fuori delle razze “malvagie” in special modo i goblin), sebbene con i nani esista una specie di tradizione secolare, per cui le oggettive diversità di vedute fra queste due razze non potrà mai appianarsi in un confronto (che comunque mai sfocia oltre il verbale).

Durante l’interpretazione è opportuno ricordare alcune cose:

  • Sei “alto” meno di un metro
  • Anche se in alcuni comportamenti sono simili, gli halfling non sono bambini; il divertimento è il “motore” delle tue azioni, se una cosa non ti diverte più, anche se vantaggiosa, sarai portato ad abbandonarla
  • Tutti gli altri halfling sono considerati fratelli
  • Sei molto curioso, hai uno spirito libero, da viaggiatore esploratore e commerciante
  • Sei agile (grazie alla corporatura) sveglio ed opportunista.
  • Preferisci vestirti leggero e comodo, ma nei periodi freddi e al nord tenderai a coprirti in quanto non sei abituato alle basse temperature (a meno che non sei un disperso al nord). Non porti scarpe
  • Date le dimensioni ridotte preferirai schivare gli attacchi piuttosto che pararli. Userai armi leggere come pugnali e stiletti. Difficilmente userai spade corte e non ne considererai di più grandi.

Pergo, un halfling abbronzato

Descrizione:

Ecco un halfling dal fisico asciutto e le spalle strette, alto non più d’un metro. Ha un viso lungo, capelli scuri e ispidi, lunghi fino alla nuca. Le sopracciglia sono sottili ma ben marcate, e si estendono quasi a formarne una unica. Ha una pelle molto scura e piuttosto grinzosa ma gli occhi sono assai brillanti e, assieme alla poca peluria sui piedi, rivelano una giovane età.

Abbigliamento:

Pergo veste solitamente con abiti comodi, camicie di cotone e pantaloni a gamba corta, oltre all’inseparabile bandana che gli copre la testa. Appena può comunque resta a torso nudo. Porta sempre con sé una lenza e un piccolo coltello.

Background:

Pergo nasce in una piccola capanna sulle coste meridionali di Landmar. La sua è una umile famiglia di pescatori, e così fin da giovanissimo impara l'arte e i segreti della pesca. Passa l'adolescenza seduto sugli scogli, a gettare e rigettare la lenza, regalo del padre per il suo quindicesimo compleanno. Già di per sè scuro di carnagione, col tempo diviene ancora più abbronzato, e la sua pelle assume una tinta quasi nera. Inoltre, la salsedine e le intemperie gli hanno seccato e raggrinzito la cute, tanto che ora sembra proprio la corteccia di un albero.
Una volta, mentre era seduto a pescare sul suo scoglio preferito, la canna da pesca d'un tratto vibrò e una forza straordinaria lo trascinò in mare. Testardo e curioso come ogni halfling, non mollò la presa della sua lenza, e seguì l'enorme pesce nelle sue evoluzioni subacque. Scosso di qua e di là, Pergo iniziò con grande sforzo a risalire la lunghezza della canna, sino ad afferrare la coda dell'animale. Impugnato il coltello con cui abitualmente staccava cozze e patelle dagli scogli, vibrò un colpo alla pancia del pesce. Questi rallentò la propria andatura, fino a fermarsi, mentre Pergo, quasi accecato dalla scia rossastra, tentava di riconquistare la superficie, ormai senza più fiato. Semisvenuto, si ritrovò a respirare profondamente sulla riva vicino alla sua casa, ancora attaccato alla coda del pesce. Suo padre immediatamente accorse, e si sincerò delle condizioni del figlio.
Quella sera la madre di Pergo cucinò il più grosso merluzzo che fosse mai stato pescato da quelle parti, e il suo nome scivolò di bocca in bocca per un lungo tratto di costa.
La sua giovinezza scorse comunque tranquilla, sin quando, un triste giorno, lui e suo padre si spinsero troppo lontano dalla riva con la piccola barchetta che solitamente usavano per pescare al largo.
Pergo non ama raccontare ciò che accadde, qualcuno giura di averlo sentito confidare che enormi tentacoli emersero improvvisamente dall'acqua, avvolgendo la barchetta. Tutto iniziò a girare, il povero halfling udì grida indistinte, forse del padre, schianti, e poi più nulla.

Carattere:

Dopo il tragico evento Pergo ha lasciato la madre, e ha vagato senza meta per Landmar, prima di giungere a Cala. Per questo il suo carattere è divenuto piuttosto diffidente e, direbbero alcuni, “lunatico”. Passa infatti da momenti di allegria e socievolezza ad altri di tristezza e scontrosità, specie verso i non fratelli. Ad ogni modo ha mantenuto la tenacia e la curiosità che lo caratterizzavano anche da piccolo. Se a tutto questo si unisce la sua indomita passione per la pesca (e quindi la voglia di trovare prede sempre nuove da catturare), non ci si stupirà se ogni tanto Pergo prenderà con sé armi e bagagli e, con qualche amico fidato oppure da solo, partirà per un lungo viaggio in cerca di nuove emozioni, per terra o per mare.

 

 

Webclient: la vostra finestra su Ikhari, 2.0!

thegate3 sThe Gate si avvicina al primo anno di riapertura con un grande regalo per tutti i propri giocatori: il tanto atteso client di gioco è online!

 

Moltissime sono le novità della nuova interfaccia, troppe per poterle elencarle in un annuncio, ma potremmo riassumerle in: 0 installazione, supporto ottimale per schermi ad alta risoluzione, più interattività, in informazioni, più comodità per giocare ovunque.

Abbiamo voluto sperimentare le nuove tecnologie per offrire un client all'altezza dell'anno 2013, senza però snaturare la tipologia di gioco the The Gate rappresenta.

 

Nel corso dei prossimi mesi aspettatevi tanti cambiamenti che porteranno questa versione beta ad essere il client definitivo. Nel frattempo, scriveremo periodicamente degli articoli illustrando i dettagli del client e le sue evoluzioni.

Ora, non vi resta che provarlo:

 

https://play.thegatemud.it/webclient/

 

The Gate Webclient: la vostra nuova finestra su Ikhari!